Ragusa è una città tutta da scoprire, un territorio da indossare! Che vi troviate nella parte nuova della città o nell’antica Ibla sarà impossibile non lasciarsi avvolgere da quell’alone di mistero e magia che si cela dietro ogni angolo. Una storia, quella di Ragusa, che risale alla notte dei tempi.

Camminando per le vie o costeggiando la periferia, scorci di vita passata cattureranno la vostra attenzione. Avvertirete la magia percorrendo i caratteristici vicoli di Ragusa superiore e Ibla, osservando e ammirando gli imponenti palazzi barocchi, avventurandovi nella tipica campagna ragusana con i suoi particolari muri a secco e dove ancora oggi sono presenti tracce significative dei primi insediamenti, fino a raggiungere la bellissima costa di Marina di Ragusa.

Lasciate che i vostri occhi vengano catturati dalla bellezza paesaggistica. Panorami mozzafiato, come quello che vi apparirà dinnanzi, affacciandovi da Santa Maria delle Scale, vi racconteranno di quando …in principio era Ibla.

Sarà infatti il tremendo terremoto del 1693 a segnare la nascita della nuova Ragusa. Ibla era una città murata, su una collina alta 380 metri, che l’alveo del fiume Irminio, alla confluenza degli atri torrenti, rendeva imprendibile. In uno schizzo a penna, realizzato all’interno di un manoscritto anonimo, viene rappresentata nella forma di un pesce fra corsi d’acqua, la cui testa corrisponde agli attuali Giardini iblei e la coda ai quartieri ad occidente di Piazza della Repubblica.

Al centro si trovava il Castello. Caratterizzata da ben 41 Chiese e altrettanti palazzi nobiliari, a fronte di una popolazione di 15.000 abitanti, intorno al 1644, la loro fondazione è sicuramente legata al movimento controriformistico, come rivelano i nomi di molte di esse ma la ragione sociale si trova, con molta probabilità, nella caccia ai titoli e ai privilegi della nuova nobiltà che si andava affermando.

Già da allora, gli abitanti della città, erano particolarmente devoti a San Giorgio e San Giovanni. Fortemente legati al primo, che tra l’altro era il patrono della città, la classe nobiliare; al secondo invece la nuova borghesia. Ed è proprio il campanilismo tra queste due fazioni che ha segnato la ricostruzione della nuova Ragusa, all’indomani del tremendo terremoto dell’11 gennaio del 1693.

Da un lato, infatti, i “sangiorgiari” volevano che Ragusa risorgesse sulle sue ceneri, dall’altro un gruppo di “sangiovannari” spinse e ottenne che la nuova città, sorgesse sulla collina del Patro. Ma non solo, la nuova Ragusa ebbe anche un nuovo patrono: ”San Giovanni”.

Nacquero così Ragusa nuova e Ragusa Antica. A caratterizzare la nuova Ragusa, il sorgere dei tre ponti: il ponte dei Cappuccini o ponte Vecchio, il ponte Nuovo e il ponte Giovanni XXIII (o ponte San Vito) che creano un collegamento nella parte bassa di Ragusa superiore, altrimenti separata in due dalla profonda vallata di Santa Domenica. Oggi entrambe regalano al visitatore non solo fascino e suggestione, ma una vera e propria esperienza sensoriale che passa attraverso l’arte, la cultura, la tradizione e l’enogastronomia.

Durante il vostro soggiorno non mancate di assaporare il gusto della cucina iblea, dai formaggi come il “caciocavallo ragusano”, ai piatti della tradizione come “u maccu”, preparato con fave secche, "i cavati e i ravioli di ricotta" al sugo di maiale, per non parlare della famosa “scaccia ragusana” e della produzione dolciaria che sarà una vera e propria delizia per i vostri palati.

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