Comiso, città che incanta e stupisce il visitatore. Gesualdo Bufalino la definì “città – teatro in cui si avverte  circolare dovunque aria di volubile invenzione e improvvisazione scenica”.



“La stessa planimetria urbana – scrive Bufalino -  così mossa e pittoresca nel suo intreccio di saliscendi e gradoni, appare come uno scenario già disposto, offerto alle sorprese e alle peripezie dello spettacolo”.



Per lo studioso Biagio Pace Comiso rappresenta una cellula vitale del territorio Ibleo, in quanto centro naturale di una zona prospera ed abitata, con una sua autonomia. Centro di un distinto bacino economico ed etnico, segnato, da un lato, dal margine dell’altopiano di Ragusa, dall’altro, dal braccio destro del fiume Ippari, fino a mare. Due linee  che segnano non solo diversità di conformazione e natura di terreno, ma anche l’indole della popolazione, di esigenze economiche, di abitudini. 



Le origini di Comiso risalgono all’età siculo – greca. Secondo gli studiosi la città fu fondata dagli abitanti di Casmene distrutta nel 212 a.C. dal console romano Marcelo che volle punire così Siracusa e le sue figlie. 

Il centro originario sorgeva attorno alla fonte Diana, nel punto in cui sorsero le terme romane del secondo secolo d.C.



Dell’età medievale permangono testimonianze dello stile gotico – Catalano rimaneggiato e sopraffatto da rifacimenti rinascimentali e settecenteschi.



Di antica data è l’attività artigianale relativa alla lavorazione della cosiddetta pietra di Comiso, una roccia di calcare maiocenico a grana compatta e dall’intensa tonalità paglierina. La presenza di questo marmo ha favorito in ogni tempo il lavoro di artigiani e maestri scalpellini. 



Comiso, come tante altre città dell’isola, ha sedimentato nei secoli le “culture” dei popoli che l’hanno dominata, fino a crearsene una tutta propria. 



Tra i riti religiosi più sentiti la Pasqua ogni anno richiama una moltitudine di fedeli. Il rito, di origini catalane e più comunemente conosciuto come “A Paci”, si svolge esattamente come nel ‘400.



Caratterizzata dall'incontro tra i simulacri di Maria SS. Annunziata e Gesù risorto, il momento più atteso è la domenica quando le due statue a più riprese si incontrano e si allontanano velocemente fra gli "osanna" della folla e dopo che due bambini, vestiti da angeli, con abiti fedelmente riprodotti secondo la tradizione catalana intonano il Regina Coeli. Queste paci si ripetono davanti ad ogni chiesa m la più attesa è quella “ro strittu”, che ha luogo davanti la Chiesa Santa Maria delle Stelle da sempre chiesa "rivale" dell'Annunziata. 

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