Acate sorge al centro di un territorio per la maggior parte pianeggiante, coltivato a vigneti, uliveti e agrumeti, dai quali trae il suo maggior benessere. Affacciata sul fiume Dirillo, dell’antica Biscari si hanno notizie certe a partire dal 1299 quando il il "Casale Biscari" fu concesso dal Re Carlo II d'Angiò a Gualtiero Pantaleone, come è riportato dal Registro Angioino del 1299-1300.



È ad Agatino Paternò Castello, nominato nel 1633 primo Principe di Biscari, da Filippo IV Re di Spagna, che si deve la costruzione, oltre al rifacimento del Castello di Biscari, dell'Abbazia di San Giuseppe (oggi Chiesa di San Vincenzo), della Chiesa di Santa Maria del Carmelo e della Chiesa Madre dedicata a San Nicolò.                   



Sotto il governo di Don Agatino Paternò la città visse un discreto benessere grazie alla fertilità del terreno, dovuta in parte all'abbondanza delle acque del fiume Dirillo. Si svilupparono diverse colture frumento, orzo, cereali e perfino riso ma la fonte di benessere primaria fu la canapa che venne esportata anche in altri paesi, come l'isola di Malta e la Spagna.



A questo si aggiunga l'allevamento del bestiame che fece conoscere all'estero il Feudo di Biscari, tanto da poter vantare una tradizione fieristica di notevole importanza.

Anche Acate non uscì indenne dal tragico terremoto del 1693. La ricostruzione cominciò sotto il governo di Ignazio Paternò e fu portata avanti dal figlio, ancora quindicenne, Vincenzo. 



Appoggiato dal nonno materno, Vincenzo continuò l'opera del padre nella ricostruzione delle opere pubbliche più importanti: ricostruì il Castello facendo ampliare l'annessa Chiesa e arricchendo il tutto con l'imponente prospetto che si affaccia sulla vasta piazza, oggi chiamata Piazza Libertà e nel 1737 fece costruire un Convento per i frati Cappuccini molto apprezzato dai fedeli ma ben presto abbandonato a causa della soppressione degli enti religiosi. Il convento è rimasto disabitato fino al 1997, data in cui è stato restaurato ed adibito a Biblioteca Comunale. 



Un'altra opera importante fatta costruire da Vincenzo Paternò Castello è il collegio di Maria che ancora oggi ospita le suore del Sacro Cuore.



Ad accrescere la fama di Biscari, sotto il principato di Don Vincenzo: la donazione del corpo di San Vincenzo Martire da parte di Papa Clemente XI.Le spoglie del Santo Martire, oggi patrono della città, sono custodite in una settecentesca urna in cristallo di Boemia, sull’altare maggiore dell’omonima chiesa.



Ogni anno, la terza domenica dopo Pasqua, ad Acate si svolgono i festeggiamenti in onore di San Vincenzo. Una festa fortemente sentita che in passato era caratterizzata dal Palio, una spettacolare corsa di  cavalli con fantini  che  si  svolgeva sul centralissimo Corso Indipendenza. Oggi il Palio è stato abolito ma, tra gli eventi, sono stati introdotti numerosi spettacoli equestri che mantengono ancora vivo quel legame storico tra il “cavallo” ed il “Santo”. Secondo la tradizione, infatti, nel 1700 le spoglie del Santo Martire, giunte da Roma, via mare, fino a Scoglitti, sarebbero state scortate dal borgo marinaro fino a Biscari da un nutrito gruppo di nobili cavalieri.





 

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