OGGI RAVIOLI, OGGI RICOTTA E POESIA...

Tira su  le tende, lascia entrare il sole timido di marzo. Prima di iniziare da un’occhiata fuori, allunga quel suo nasino tondo e sbircia il mondo, che in realtà è il suo giardino, che in realtà è la sua reggia…  la sua felicità!                     Fuori fa  freddo, il vento litiga con gli  alberi e  i rami sono spade che cercano di difendersi, più in basso  gli  uccelli vanno a caccia di molliche, quelle che le mamme buttano dal balcone sventolando la tovaglia da pranzo… ma ancora è mattina, ancora non sono neppure le sette e di molliche nemmeno l’ombra… toccherà planare un altro po’ sopra questo cielo dispettoso e tornare più tardi. Più tardi, quando tutti avranno le pance piene, più tardi quando il pranzo  sarà finito e rimarranno briciole di zucchero a disegnarci i baffi, coriandoli di felicità a farci compagnia ancora un po’. Più tardi quando quella donna dal nasino tondo, che sbircia fuori dalla finestra avrà finito di cucinare, avrà dato l’ultima pennellata alla sua opera d’arte, più tardi quando quella donna, niente di meno che la mia nonna, avrà terminato il suo capolavoro e tutti l’avremo già amata alla follia… alla sazietà! Ecco che una volta tirate su le tende, perché si lavora sempre con la luce, con il sole tra le mani… si può iniziare. È importante che la tavola sia sgombera da qualsiasi impiccio, che le mani siano pulite e i capelli ben legati. Gli ingredienti stanno tutti lì di fronte, impazienti di essere chiamati, impazienti di entrare in campo e unirsi al resto, contribuire, prender parte a questo valzer…                          Oggi ravioli…ed è già poesia.  È un rito, una tradizione…come per certe tribù dal petto colorato,  dalla pelle di piume e tatuaggi. Lei inizia, dicevo. Mentre si impasta è importante avere una canzone stretta tra le labbra… è essenziale, come l’ acqua e la farina. È  una regola: non si inizia se non si trova il ritmo giusto, il mormorio perfetto che scandisce il tempo, che  dosa le quantità… E lei lo trova subito questo motivetto. Ogni volta nuovo, ogni volta più dolce, più lento come la sua età, come questa vecchiaia che la rende  sempre più bella, sempre più buona… ecco la  mia nonna è come un raviolo… pochi aggettivi, nessuna filosofia… così come la vedi… ancora prima di assaggiarla, ancora prima di conoscerla… bella e buona. Le tende tirate su, il sole che piano piano prende coraggio, il tavolo vuoto, le mani pulite, i capelli ben legati, una canzone stretta tra le labbra… poi si inizia, lo giuro. Sparge la farina sopra il tavolo, quella polvere bianca che è seta, che è storia… al centro di questo cumulo innevato apre un buco, “la fontanella” la chiamano e dentro questa grotta, dentro  questo vortice butta acqua, sale e uova. Le uova scivolano giù, cadono dentro risucchiate dal bianco e investono la farina, la mangiano e la assorbono, ci fanno l’amore… è tutta una danza questo impasto, un passo a due, un flamenco di passione. Mia nonna sprofonda le mani su e giù e canticchia e sorride… è un momento delicato:  se l’impasto diventa troppo morbido è bene aggiungere dell’altra farina, se al contrario  sembra indurirsi bisogna ricorre subito a dell’acqua calda… non ci si deve fermare, non bisogna smettere di pizzicarla, di giocarci di… cantare! La vedo con quelle sue braccia morbide, di latte bianco, fare su e giù lungo il tavolo, stendersi e poi ritornare dritta, come un’onda che va e poi ritorna…  e intanto la farina e le uova diventano un tutt’uno, un impasto giallo perfettamente liscio e morbido. Poi lo prende con tutte e due le mani, come un bimbo, come un nuovo nipote… silenzio, fai piano che si sveglia… e lo mette a riposare, sotto lenzuola di lino. E lì sotto sembra quasi respirare, gonfiarsi e sognare… Per la nonna però non è ancora arrivato il momento di riposare… c’è ancora molto da fare. Adesso è il turno   della ricotta. Questa meraviglia che ha il colore della purezza, del paradiso, delle gote di certi angeli… questa meraviglia che viene buona in qualsiasi modo, che è obbediente a qualsiasi comando: diventa dolce, poi salata, ora e calda e dopo fredda… ma sempre meraviglia rimane! Si chiama Turi il simpatico signore da cui mia nonna va a comprare la ricotta. Turi, “ Turiddu” per gli amici, vive in campagna… ed è per questo che è così gentile, così allegro… vive delle sue mucche e del loro formaggio. E  la migliore ricotta ce l’ha lui! Quindi, mentre la pasta riposa, si prepara la ricotta: a Ibla la ricotta la sposano con la maggiorana e il pepe nero, qui a Ragusa ci basta lo zucchero, vogliamo che poi, una volta in bocca, la nostra ricotta dolce si scontri con il sugo, vogliamo che combattano un po’ prima di  fare la pace… Poi la pasta si sveglia e la nonna con cura, la stende sopra il tavolo, adesso ci si diverte, adesso si suda un po’.  Le sue braccia di latte non bastano più, bisogna usare il mattarello, questo bastone di legno che ha salvato mamme e nonne, che rende tutto più facile! Adesso quel fagottino di pasta gialla e una foglio sottile sottile e  sopra la nonna mette un cucchiaio di ricotta, quella con lo zucchero, quella di Turi… tante colline bianche, distanti tra loro che  poi verranno coperta da un altro foglio sottile di pasta gialla. Con un bicchiere poi, si da  forma a questa danza, che prima era un po’ confusa, un po’ disordinata… adesso acquista senso e diventa tonda, diventa un cerchio, un girotondo! Poi la nonna prende queste bolle di ricotta, questa culla di pasta e ricuce i due  lembi con le dita: pollice e indice e  preme un po’, piano piano e con eleganza… Ecco fatto, è quasi mezzogiorno, la ciurma sta per arrivare, affamati e chiassosi… gli uccellini sono stanchi di volare, anche loro meritano riposo…         I ravioli cadono dentro la pentola bollente e cominciano a gonfiarsi e a galleggiare, si abbronzano  di dorato, si riempiono di felicità… Poi scivolano dentro il piatto e  il sugo di maiale entra in scena… li avvolge da tutti i lati, li abbraccia, li seduce… subito dopo, una spolverata di caciocavallo che fa solletico, che fa sorridere di gusto… È tutto pronto!  Con la stessa precisione che solo la casualità può avere, suona il campanello… entrano tutti, la cucina diventa una piazza di Carnevale e colori, schioccano baci a destra e a sinistra, risate e pance che fremono… si prende posto… tutto inizia adesso, tutto il bello, tutto il buono comincia da seduti, faccia a faccia…  La  nonna a capotavola, alla regina spetta il trono, spettano applausi e bocche sporche di sorrisi e allegria… a lei spetta il bis!      
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